Riconoscimento vocale sempre più diffuso, sempre più centrale per il nuovo marketing. E riservatezza e privacy? di GDPRlab


Siri, Alexa, Echo, Google Assitant, smartphone e iPhone gestiti con l’assistente vocale, ma anche Clubhouse o Twitter Space: che si parli di smart speaker, di social network, di call center gestiti con l’intelligenza artificiale ( avete presente la frase “Questa telefonata potrebbe essere registrata per il controllo qualità”) poco cambia, il dato di fatto è che il riconoscimento vocale a fine di profilazione fa meno notizia (rispetto al facial recognition ad esempio), ma si sta diffondendo capillarmente a grande velocità. Siamo evidentemente agli albori di un nuovo periodo dell’era digitale, un periodo in cui la profilazione della voce degli utenti sarà parte integrante del futuro del marketing: anzi, in dettaglio un periodo in cui le attività di marketing saranno guidate in tempo reale dalla profilazione della voce di milioni di persone.

Non a caso, sono sempre più diffusi gli algoritmi che utilizzano le voci campionate attraverso il riconoscimento vocale per profilare le persone in base agli schemi di conversazione che vengono captate dai vari dispositivi, con particolare attenzione al timbro della voce. E’ dal timbro della voce infatti che vengono stabiliti sensazioni, sentimenti, personalità e perfino alcune peculiarità fisiche, sulle quali organizzare fasce di profilazione che garantiscano agli inserzionisti la possibilià di creare pubblicità sempre più personalizzate. E questa è una grande differenza rispetto al passato recente, nel quale la profilazione avveniva non sul timbro di voce ma solo sugli schemi di conversazione e dialogo delle persone.

Gli addetti ai lavori spiegano come la diffusione di questo modello di marketing sia dovuto, paradossalmente, alla scarsa fiducia che gli utenti vivono ad ora nei confronti degli attuali sistemi di marketing: c’è chi blocca le inserzioni sui dispositivi, chi il tracciamento pubblicitario (la soluzione App Tracking Trasparency di Apple ha istituzionalizzato questo blocco), chi si preoccupa giustamente del caos che regna nel mondo della raccolta, dei dati e dei data breach / data leak ecc.. Un percorso a ostacoli che rende difficile ormai agli inserzionisti la raccolta dati: ma fare leva su dati biometrici cambierebbe ogni cosa.

Dati biometrici, dati sensibili: e il diritto alla privacy e alla riservatezza?
Tutti i principali fornitori di smart speaker assicurano di non usare le registrazioni delle conversazioni e dei comandi vocali degli utenti: è credibile pensare che non raccolgano ed analizzino i dati provenienti dai miliardi di dispositivi sparsi nel mondo? Difficile dirlo, quel che è certo è che stanno fioccando brevetti che, al contrario, sfruttano proprio questi dati. Amazon ha un progetto, ad esempio, nel quale un dispositivo integrato con Alexa può individuare le irregolarità nelle frasi di una donna in modo da valutare se abbia o meno un raffreddore. Così magari non sarà la donna raffreddata a chiedere ad Alexa di ordinare un certo farmaco alla farmacia online, ma Alexa stessa.

Un brevetto di Google invece consente di tracciare in tempo reale tutti i membri di una famiglia sfruttando una serie di microfoni sparsi per la casa: con questi dati Google dice di poter profilare ogni singolo membro della famiglia, categorizzandone genere ed età, ma anche le abitudini (a che ore cenano gli utenti? A che ore si svegliano?) così da poter offrire “i giusti suggerimenti al momento giusto“.

Qualche giorno fa l’esperto di marketing, nuovi media e privacy Joseph Turow ha parlato lungamente, nel corso di una intervista, proprio di questi temi. All’apparenza c’è, sul punto, una contraddizione evidente: se il marketing sta prendendo questa direzione, le normative che mano a mano vengono approvate in difesa di dati, privacy e riservatezza dicono il contrario, ovvero impongono restrizioni e limiti alla raccolta e trattamento dati per regolamentare un campo che, ad ora, è stato un vero e proprio far west.

Secondo Turow “appare chiaro come siamo ai primi passi di una rivoluzione basata sulla profilazione della voce che le società vedono come parte integrante del futuro del marketing” e le legislazioni attuali non interromperanno tale processo. Come è già successo con Google e Facebook e la loro incredibile quantità di dati raccolti, il marketing basato sul riconoscimento vocale diverrà comunque un pezzo fondamentale delle strategie di promozione e vendita e lo diverrà quando ormai gli assistenti vocali saranno così diffusi da non poterne fare a meno. Insomma, GDPR o meno, il nuovo marketing sfrutterà le nostre voci ed eventuali ulteriori specifiche di legge rischiano di arrivare a “frittata già fatta“.